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Costa Azzura, il reportage di Resorts Magazine
La luce. Il clima. Lo stile di vita della Riviera. Attrattive ben note a Stephen Liégeard, uomo d’affari, politico, scrittore, che, in quell’autunno del 1887, scrutava il blu del cielo e del mare. Stregato da quell’angolo del Midi, Stephen pensò di descrive il litorale tra Marsiglia e Genova conosciuto durante i suoi soggiorni invernali in un’opera che intitolò semplicemente: La Côte d’Azur. Un titolo che fu leggenda.
Fin dalla metà del Settecento trascorrere l’inverno in Riviera rappresentava un beneficio per la salute. Un esilio dolce. Una vita da sogno capace di stregare, per una stagione o per una vita, scrittori e poeti. Un nastro di coste affascinanti si srotolava sotto gli occhi rapiti di chi salutava il freddo e la nebbia di Parigi e Londra per vagare sulla Côte d’Azur.
Liégeard non farà però in tempo a vedere la nuova Côte d’Azur. La Riviera prediletta dagli agiati hivernants di mezza Europa che all’inverno sommò l’estate. I Palace, dalla fine degli anni Venti, non chiusero più a luglio e agosto. Alla cultura della passeggiata si aggiunse quella della spiaggia. L’intera Côte d’Azur, a partire da Antibes, con il suo Cap e la spiaggia di Juan-les-Pins, sì aprì alle migrazioni di un pubblico mondano e frenetico. Sole e divertimenti calamitarono intellettuali e artisti. La velocità. I casinò e i night-club furono la routine. La spiaggia di Juan-les-Pins segnò l’invenzione di una seducente stazione per il turismo del lusso.
Una nuova frontiera si era aperta per accogliere un pubblico internazionale amante delle tenere notti senza fine. Zelda e Francis Scott Fitzgerald, Hemingway, Somerset Maugham. Solo pochi nomi tra quelli che consolidarono la leggenda della Côte. Sempre più mondana. Sempre più approdo di scrittori e artisti. Sotto un cielo limpido le seduzioni della vita sociale si mescolarono a quelle del paesaggio. I grandi palace furono il palcoscenico ideale per assaporarle entrambe. Nomi leggendari, ieri come oggi, che guidano il nostro viaggio sulle orme di Stephen Liégeard. Un viaggio che inizia là dove la mondana e internazionale Côte d’Azur finiva: Sanremo.
La facciata del Boscolo Exedra Nice è un emblema significativo dell’architettura Belle Epoque. Costruita nel 1913, bianca e maestosa, spicca oggi in tutta la sua armonia. L’involucro esterno dell’hotel, non lontano dalla Promenade des Anglais, cela però, dietro l’elegante architettura storica, una struttura contemporanea che assimila eleganza e funzionalità.
Se i Palace sono leggenda, scendere al Carlton di Cannes è entrare a pieno titolo in questa leggenda. La prima impressione è di leggere pagine intramontabili della grande storia dei Palace. Pagine privilegiate. Pagine che iniziano nella Belle Epoque allorché, nel 1913, comparve sulla Croisette l’inconfondibile silhouette del Carlton. La maestosa facciata simmetrica introduce all’interno. Il décor è ricercato. Gli spazi comuni, hall, scala, Grand Salon, sublimi.
Costruito sul mare, sulla famosa Croisette, l’Hotel Martinez ha consolidato negli anni una posizione di primo piano tra le strutture ricettive della Costa Azzurra. La sua inconfondibile facciata Déco rappresenta ormai uno dei simboli della città. Al Gastronomic Restaurant (2 stelle Michelin) lo chef Eric Frechon ci invita ad assaporare le sua cucina innovativa caratterizzata da sapori naturali e semplici sapientemente valorizzati ed esaltati. Chef Frechon definisce la sua cucina “basata sulla cultura culinaria francese che cambia in continuazione, una cucina che mescola profumi, spezie e erbe aromatiche”.
Ambienti esclusivi. Atmosfera raffinata. Eccellenza dei servizi. Livello altissimo degli ospiti. Questo lo stile che si respira all’Hotel Négresco. Un Palace inaugurato nel 1913 che divenne subito una leggenda. Importante e spettacolare per posizione, contesto e arredi, il Négresco è oggi un nome che evoca subito l’essenza della Côte d’Azur e della sua capitale, Nice. Armonia e arte caratterizzano infatti il maestoso ed elegante edificio, simbolo stesso della città, in cui tutto sembra orchestrato per riportare l’ospite ai fasti di un’epoca unica come la Belle Epoque.
La Côte d’Azur più autentica è preservata dalla lunga penisola di Cap-Ferrat conclusa dal faro che segna lo scorrere del tempo. Il bianco intenso del Grand-Hôtel du Cap-Ferrat domina l’azzurro del Mediterraneo. L’armonico edificio scaturisce infatti maestoso dai sette ettari del verdeggiante giardino fiorito reinventato dall’architetto paesaggista Jean Mus. L’intensa luminosità. Il mare. La natura. Sensazioni uniche che inebriano in questo elegante Palace aperto nel 1909. Varcata la soglia si è subito avvolti dalla vista senza eguali che si ammira dalla Rotonde firmata Gustave Eiffel.
Non è difficile immaginare la Saint-Jean-Cap-Ferrat degli anni della Belle Epoque soggiornando al Royal-Riviera aperto, nel 1904, per dare rifugio agli aristocratici britannici e ripensato, nel 1999, dal gusto di Grace Leo Andrieu. L’hotel, ancor oggi, conserva il primato dell’ospitalità godendo di un’ottima posizione. Il verde dell’ampio giardino si fonde con l’azzurro del mare. Il lusso è assolutamente discreto. Gli ambienti sono classici ma contemporanei. Le decorazioni, ispirate alla vicina Villa Kerylos, mescolano neoellenismo e colori mediterranei.
Infine al Royal Hotel di Sanremo ogni emozione è vissuta con misura e raffinatezza. Simbolo della stazione balneare in cui si dava convegno il mondo aristocratico della Belle Epoque, russi e inglesi in testa, il Royal è ubicato in un lussureggiante giardino che si arrampica sulle alture sovrastanti Corso Imperatrice. Una posizione che regala una vista privilegiata sull’azzurro del mare. Non appena varcata la soglia, nella hall d’ingresso, ci si sente subito coinvolti dalla delicatezza dell’ambiente prima di perdersi negli incanti delle sale e salette che sono a disposizione degli ospiti. Costruito a partire dal 1872 per offrire una signorile ospitalità, il Royal si caratterizza ancora oggi per la sua bianca e imponente facciata. Il panorama che si ammira non è una cosa da poco. La tranquillità assoluta. La struttura architettonica restituisce tutto lo stile e l’atmosfera delle origini. Il fascino del passato si somma però ai servizi più moderni pensati per soddisfare le numerose esigenze del presente.(Paolo Gerbaldo – Resorts Magazine)
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