Style

Vogue per fermare i siti Pro-Ana

Isabel Caro
Isabel Caro

Abiti taglia 36. Visi smunti ed esangui. Seno inesistente e gambe ridotte all’osso. Sono queste le donne che vediamo sfilare durante le fashion week delle più importanti passerelle mondiali. La moda – dicono – è la principale causa dell’anoressia. Dicono che i cattivi modelli presentati in passerella mettono le giovani donne in una condizione di disagio, altrimenti detto “complesso d’inferiorità”, e di conseguente voglia di emulazione.
Oggi il nemico comune non è più la moda, ma internet. Facebook, in particolare, è una fucina di gruppi che difendono ed istigano all’anoressia. Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, è voluta andare a fondo alla questione, ritenendo impossibile che tutte le responsabilità possano ricadere su un unico capro espiatorio. “Leggendo che oggi si incolpa Facebook come causa principale dell’anoressia e non ritenendo possibile che un social network da solo possa prendersi carico della diffusione di questo fenomeno, mi sono documentata e ho trovato che ci sono migliaia di siti e blog pro-anoressia che non solo supportano questo male, ma spingono i giovani alla competizione sulla loro forma fisica” scrive il direttore sul suo blog.
La constatazione che il web pulluli di siti pro-Ana (Ana è la personificazione della malattia, trattata sui blog come fosse un’amica a cui confidarsi, unica salvezza per sconfiggere il comune nemico: il grasso) ha spinto la Sozzani ad impegnarsi in prima persona, tramite una campagna di raccolta firme contro i siti pro-anoressia, non solo al fine di sensibilizzare le coscienze, ma soprattutto, di presentare un progetto di legge che porti alla chiusura di questi siti. La moda si muove, dunque, concretamente, scendendo in prima linea per combattere questa subdola malattia. Il cammino, però, è lungo e in salita e molti sono ancora i passi che devono essere fatti nel fashion system per debellare questo male.

vogue.it

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