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Thierry Nataf, «la mia sfida: riportare Zenith allo Zenith»

Picture_T._Nataf_New_Vintage_1969
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«Siamo creatori di movimenti che lavorano anche sulle emozioni». Parola di Thierry Nataf, presidente e ceo di Zenith che per festeggiare i 40 anni di El Primero, movimento simbolo della manifattura, apre a ThinkLUX le porte del suo ufficio «very zen», come lui stesso lo definisce, al primo piano dello stand della manifattura a Baselworld 2009 per parlare di orologi e di lusso, di creatività e di arte, di business e di eleganza.
Per raccontare la sua sfida da quando, diventato presidente nel 2001, si è dato l’obiettivo di «riportare Zenith allo zenith», cioè di far ritornare la manifattura di Le Locle uno dei poli dell’orizzonte da cui prende il nome, il punto più lontano dove l’occhio può arrivare. Portando così anche nel terzo millennio il sogno di Georges Favre-Jacot che nel 1865 inventò, insieme Zenith, l’idea stessa di una manifattura di alta orologeria.
La ricetta di Mr. Nataf per la reinessance di Zenith? Creatività e visione ma anche molta concretezza nel business con politiche commerciali accorte che stanno mettendo al riparo la manifattura dall’empasse finanziaria che ha bloccato l’America, tradizionale Eldorado di molti marchi orologieri (e del lusso) fino al primo semestre 2008.
A riportare la stella di Zenith al suo posto è stata anche la scossa arrivata dalla personalità di Thierry Nataf, che dosa estro creativo e talento manageriale con la stessa energia grazie ad una passione unica che difficilmente lascia indifferenti, come ammette simpaticamente lo stesso Nataf con una battuta ironica: «metà del mondo mi ama, l’altra metà mi odia».

Dove nasce l’ispirazione
«L’ispirazione nasce da tutto ciò che mi circonda. Ho un’ottima memoria e giro sempre con il mio cahier de notes per disegnare e prendere appunti», dice Nataf che spiega come la vera grande complication sia tradurre l’ispirazione in creazione, tenendo conto anche degli aspetti commerciali e tecnici.
«Quello che è difficile è essere, al tempo stesso, il presidente e il designer di Zenith, perché sono posizioni contrapposte. Il manager deve essere razionale, mentre essere creativi significa l’esatto opposto». Come bilanciare le due anime? «E’ una cosa che ho sempre trovato naturale, come se fosse la mia ‘firma’», spiega Nataf, «disegno quello che vendo e vendo quello che disegno».

La forza della creatività
«La forza per creare la prendo dalla passione. Un presidente ha bisogno di business, un creatore ha bisogno dell’amore del suo pubblico. Il mio sole è l’occhio degli altri», spiega Nataf.
Complicato è anche anticipare i tempi, restare contemporaneo e ricco di fascino. «Tutto deve sembrare senza tempo, ogni orologio deve potersi incastonare nella storia della manifattura come se fosse un segnatempo di ieri, di oggi o di domani. Quando finiamo una collezione mescolo tutti i prodotti, quelli nuovi e quelli degli anni precedenti. Se tutto è omogeneo con lo stile della casa è giusto, altrimenti c’è qualcosa di sbagliato», spiega Nataf.

Nuovi e vecchi mercati: chi sale e chi scende
«Gli Usa stanno soffrendo soprattutto nelle grandi città: New York, Los Angeles, Miami», spiega Nataf che elenca anche quali sono i mercati che resistono alle difficoltà. «La Cina è in pieno boom per noi, mentre per quanto riguarda il Medioriente Dubai sta scendendo un po’ ma c’è l’Arabia Saudita, il Qatar, la Siria e tutti gli altri paesi che stanno andando bene. L’Europa resiste fatta l’eccezione della Spagna, in difficoltà». E l’Italia? «Sta andando bene», spiega il presidente di Zenith, «così come la Francia. Il calo importante è stato quello degli Usa e questo è un grande problema per molte manifatture il cui fatturato dipende anche fino al 50% dai soli Stati Uniti. Per Zenith non è così», spiega Nataf. «Io ho una regola d’oro: nessun paese deve incidere più del 15% sul fatturato. Per questo ho “bloccato” l’America lo scorso anno, che stava andando molto bene e ora farò lo stesso con la Cina che sta crescendo e potrebbe arrivare fino al 20%. Ho sempre diviso il mio rischio su più paesi», aggiunge Nataf. «Zenith fa parte del gruppo Lvmh. In borsa i titoli del gruppo possono salire o scendere, io invece sono regolare come i miei orologi nel portare profitti».

Orologi di lusso, molti clienti da «educare»

«Il mercato degli orologi di lusso non può che crescere e basta guardarsi intorno per vedere quante persone hanno dei “brutti” orologi. In Svizzera, così come in Italia, la passione per gli orologi belli e di qualità è intrinseca nella cultura. Già questo in Francia non avviene: vedo manager e imprenditori dieci volte più ricchi di me che hanno dei pessimi orologi. E così in molti altri paesi. Il mercato è potenzialmente immenso, soprattutto per gli orologi meccanici da uomo».
Diverso invece, il mercato femminile.  «La concorrenza di quei marchi legati al gioiello e alla moda è molto forte. Così come la concorrenza di altri accessori di lusso come borse o scarpe che catalizzano l’attenzione delle consumatrici».

Il lusso del tempo
«Quella dell’orologio è una scelta molto personale perchè è un oggetto che dura tutta la vita e che si può trasmettere: nei momenti più importanti della mia vita avevo indosso l’orologio di mio nonno. Per me il tempo è spiritualità e l’orologio è qualcosa di forte, di importante», spiega il presidente e ceo di Zenith.
«Il concetto stesso di lusso è quello dell’eternità perchè deriva da “lux”, la luce che è immortale. Amo le cose che non muoiono mai e per questo con umiltà voglio creare orologi capaci di vivere a lungo, sia meccanicamente che come design. Questo è per me il lusso».

Ricerca, innovazione e nuovi materiali

«Ho inventato un materiale che presenterò nella seconda parte dell’anno, quando ci saranno i lanci delle collezioni ‘moderne’ (Defy, Port Royal, ndr): è una combinazione di titanio (tre volte più resistente dell’acciaio e metà del peso), alluminio e niobio», un metallo quest’ultimo raro, tenero e duttile che viene utilizzato nella produzione di leghe metalliche speciali ed in saldature ad alta resistenza. «Abbiamo creato una cassa speciale, molto duttile e resistente: si può lasciar cadere l’orologio dal 12esimo piano e l’energia della caduta viene assorbita. Adoro la chimica: abbiamo all’attivo programmi di ricerca aperti con tre università differenti perché credo che la chimica possa cambiare, è già lo ha fatto, il mondo dell’orologeria», spiega Nataf.

Total look, no grazie!
«Odio il total look: quando qualcuno sale sulla propria macchina mentre indossa l’orologio “griffato” dalla casa automobilistica dico: “è un incubo: vi prego, svegliatemi!”. Tutto questo marketing manca di eleganza e non mi interessa. Come non mi interessa la superstar che porta i i miei orologi», spiega Nataf che per Zenith sceglie un’altra filosofia: «sono cose che fanno per Zenith, una manifattura che insegue la verità e l’eleganza».

Thierry Nataf: gli orologi che preferisco
Qual è la selezione personale di Mr. Zenith? «Quando vado in ufficio scelgo qualcosa dalla collezione Class perché quando indosso un abito è giusto portare un orologio elegante. Non sono d’accordo con gli italiani che spesso utilizzano l’orologio sportivo anche in ufficio. Se proprio voglio fare un po’ di show off metto un Chronomaster che però è sempre elegante. Nel weekend invece spazio alla fantasia e alla sportività con Port Royal o Defy», spiega Nataf. E Academy, la collezione top di Zenith? «Quella per una cena di gala molto importante o per l’Opera. L’unico che invece si può portare sempre è The New Vintage, la riedizione per i 40 anni di El Primero. Perché quello è un mito e un mito lo si può portare sempre, in qualsiasi occasione. Un orologio è come l’abito, va cambiato a seconda dell’occasione è una questione di eleganza. In Italia avete fortunatamente un senso del lusso molto sviluppato e i miei clienti italiani sono quelli veramente top e chic».(Jarvis Macchi)
zenith-watches.com
La collezione per i 40 anni di El Primero
La nuova collezione Class presentata a Baselworld 2009
La nova collezione Chronomaster presentata a Baselworld 2009

Tags: Baselworld, Zenith

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