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Mazzuoli, «il (mio) mondo ha forme bellissime»

Giuliano-Mazzuoli
Giuliano-Mazzuoli

Un pizzico di fantasia per uscire dalla «noia», come la chiama lui da toscano orgoglioso di esserlo, dell’alta orologeria. Tutta meccanismo e grandi complicazioni, tutta ragione e razionalità. Fantasia che a Giuliano Mazzuoli non è mancata per trasformare una caffettiera in uno strumento per scrivere (la penna Moka) e un manometro in un orologio. Un mondo quello di Mazzuoli, dove ogni oggetto può diventare un altro. Solo con la forza del pensiero. Questa la filosofia del designer e imprenditore fiorentino che a ThinkLUX spiega perché ha deciso di cimentarsi con l’orologeria. «Tra i miei antenati», spiega Mazzuoli, «c’era un certo Lisandro Mazzuoli che creava orologi a torre. E’ stato l’ultimo erede di una storica azienda di Tavarnelle la cui produzione era iniziata nel ‘700. Lisandro ha lavorato riparando orologi a torre fino ai primi del ‘900, quando questa arte si è persa. Questa era la storia che sentivo ripetere dai miei nonni, ed io ho voluto ricordare questo mio antenato creando un orologio da polso».

Così nasce Manometro. Ma da dove è arrivata l’idea di un orologio ispirato ad un compressore?
Dall’osservazione della realtà che è la cosa sulla quale mi baso. Volevo un orologio non banale, diverso, che mi desse un’emozione che non ho trovato sfogliando le riviste specializzate. Avrei semplicemente copiato qualcosa che già esisteva. E poi, vedendo un vecchio manometro, è arrivata l’idea. In 24 ore ho realizzato un prototipo attaccato con la colla, con il vetro di plastica e il quadrante disegnato a mano, che segnava sempre le due. E l’ho portato al polso per tre mesi.

Qual è stata la prima reazione dei potenziali clienti?
La gente prima lo guardava da lontano, poi si avvicinava e mi alzava il maglione o la camicia perché voleva vederlo. Incuriosiva. Ha un design particolare che ho valorizzato mettendo la corona a ore 2.

Poi cosa è successo?
Sono andato io con la valigia per farlo conoscere, partendo dai migliori: Pisa Orologeria a Milano, Hausmann e Monetti a Roma. Oggi siamo a Cronopassion a Parigi, The Watch Gallery a Londra, Cellini a New York.

E dopo Manometro, arriva Contagiri.
Contagiri è il frutto di quattro anni di lavoro e anche lì l’ispirazione arriva dal quotidiano, perché tutto quello che c’è nel mondo ha forme bellissime. Il progetto nasce grazie a Lapo Elkann, nel periodo in cui lavorava in Fiat, che mi ha chiesto di creare un orologio per l’Alfa Romeo 8c, da abbinare alla vettura. Per me è stato un piacere e una sfida importante perché io per dodici anni ho sempre corso con Alfa Romeo da dilettante. Anche questo è stato un orologio che ho “visto”  quando ho guardato quel contagiri che mi ha dato tante emozioni quando correvo con le Gta negli anni ’60 e’70 e con l’Alfa Sud. Per me il design è così, un’emozione senza complicazioni.

Le “complicazioni” sono però la base dell’orologeria.
Io non vengo da quel mondo lì, io sono italiano e vengo da un mondo orgogliosamente di design. Al maestro orologiaio svizzero posso dare l’idea di togliere la corona e di far fare le funzioni della corona ad un’altra cosa, come la lunetta ad esempio. E portare così una visione nuova del design applicato all’orologeria. Attenzione però: in Contagiri le complicazioni non mancano. Anzi,  è un orologio molto complicato con tre brevetti mondiali.

Contagiri quando sarà nei negozi?
Arriverà tra poco, ma ci sarà da aspettare per averlo, anche per quello non legato a 8C. Non se ne possono produrre più di una trentina al mese, perché è realizzato completamente in maniera artigianale. E 200 sono già stati prenotati.

E dopo Contagiri c’è già pronta un’altra idea?
Voglio continuare a fare qualcosa che oltre ad avere una soluzione tecnica molto particolare e innovativa, faccia anche sorridere. Questo è quello che dovrebbe fare il design. Voglio disegnare per divertirmi, se poi quello che realizzo piace, meglio ancora. Di certo voglio che le mie cose non assomiglino a nulla di quello che già c’è.(Jarvis Macchi)
www.giulianomazzuoli.com

Tags: Lapo Elkann, Lusso

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