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Franco Cologni: «mestieri d’arte, lusso autentico»
Salvare i mestieri d’arte, essenza stessa del lusso made in Italy. Questa la missione di Franco Cologni, presidente della Fondation Haute Horlogerie, membro del cda di Richemont, editore e direttore della rivista Cartier Art; che tramite la fondazione che porta il suo nome, la Fondazione Cologni, tiene alta l’attenzione su quei mestieri indispensabili per creare oggetti unici ma che rischiano spesso di scomparire.
Una sfida che condividono anche Giampiero Bodino, direttore artistico del gruppo Richemont; Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera; l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, Mariapia Garavaglia; Emanuele Pirella e Alain Dominique Perrin, presidente della Fondazione Cartier: tutti membri della Fondazione Cologni.
Una sfida importante soprattutto per la moda che con il ritorno al lusso del saper fare potrebbe così riportare l’accento sulla qualità dei prodotti, con una carta da giocare in più per superare la crisi e conquistare quei consumatori che in un brand cercano anche la qualità e l’artigianalità, la tradizione nelle lavorazioni unita all’innovazione nel design, come spiega Cologni: «Senza il savoir-faire dei maestri d’arte, la creatività dei nostri stilisti non potrebbe essere adeguatamente tradotta nei prodotti di altissimo livello che hanno conquistato tutte le capitali internazionali della moda e del lusso; e le stesse aziende, senza il loro cuore di atelier, non potrebbero competere nell’esclusivo mondo dell’eccellenza», conferma Cologni.
Presidente Cologni nelle ultime sfilate si è assistito da parte dei grandi marchi ad un tentativo di riscoperta della propria tradizione artigianale. Quanto sono importanti i mestieri d’arte nel mondo della moda per dare quel valore aggiunto che è la chiave del made in Italy e come incidono sul prodotto finito?
Oggi si parla molto di eccellenza e di ricerca sartoriale. Ma, come scriveva Umberto Eco, spesso nomina nuda tenemus: non sempre alle dichiarazioni di “fatto a mano” o di Made in Italy corrisponde una vera, autentica e originale realizzazione d’eccellenza del tessuto o del capo.
La crisi ha forse accentuato un aspetto importante: è finita l’era del “glamour for glamour’s sake”. Oggi si è alla ricerca di valori veri, autentici: l’acquisto si orienta verso il “timeless”, verso qualcosa che duri e che esprima non solo una visione, ma un concetto basato su un autentico savoir-faire. Qui sta il segreto: nel savoir-faire dei maestri d’arte. È l’elemento fondamentale, insieme naturalmente alla creatività e alla completezza della filiera, per arrivare a quel “bello ben fatto” che rappresenta la tipicità della miglior moda italiana.
Quanto è importante la tutela dell’artigianalità in tutta la filiera per permettere al lusso italiano di mantenere intatto il proprio prestigio?
E’ fondamentale. E, come tutti gli aspetti fondamentali, in Italia non viene adeguatamente tutelato e promosso. L’eccellenza della moda italiana sarebbe impensabile e impossibile da mantenere senza il lavoro appassionato e competente di figure professionali di altissimo livello, operative lungo tutta la filiera: dai textile designer ai converter, dai modellisti ai sarti, dai ricamatori ai visual merchandiser, da chi sa tagliare le pelli preziose a chi crea scarpe su misura, da chi stampa gli inviti per le sfilate a chi realizza a mano ogni paio di occhiali. Senza il savoir-faire dei maestri d’arte, la creatività dei nostri stilisti non potrebbe essere adeguatamente tradotta nei prodotti di altissimo livello che hanno conquistato tutte le capitali internazionali della moda e del lusso; e le stesse aziende, senza il loro cuore di atelier, non potrebbero competere nell’esclusivo mondo dell’eccellenza.
Come è possibile tutelare questa artigianalità nel mondo della moda e come è possibile “certificarla” a beneficio del consumatore?
La si può tutelare in diversi modi: innanzitutto, parlandone in maniera adeguata. Sono pochissimi i giovani che si rendono conto di quante e quali siano le professioni della moda: la maggior parte dei ragazzi pensa solo agli stilisti, alle modelle o in alcuni casi alla comunicazione. Ma l’eccellenza della moda italiana di alto livello si nutre del savoir faire di decine di altre professioni, che spesso (come nel caso dei sarti) sono assai difficili da reperire: le aziende si contendono le migliori modelliste, per esempio. A fronte di tanta disoccupazione, forse varrebbe la pena dedicare meno spazio ai pettegolezzi e presentare in maniera più adeguata le origini della vera eccellenza del Made in Italy. In Italia le scuole non mancano, ma non tutte sono davvero di livello adeguato: tra le migliori vi è la scuola per sarti che Brioni ha fondato a Penne, in Abruzzo, e a Milano c’è la più alta concentrazione al mondo di scuole di moda. Ma occorre ripensare ai mestieri d’arte in maniera moderna, decisa. Quanto al consumatore, molte aziende tessili (come Reda) hanno introdotto la tracciabilità: garanzia totale della provenienza e dell’eccellenza del tessuto. È un passo avanti notevole. Ma è anche il cliente che deve sapersi tutelare, scegliendo con attenzione e verificando le etichette.
Come si è evoluto il mestiere d’arte nel corso del tempo e come i mestieri d’arte vivono oggi il problema del passaggio generazionale?
Il passaggio generazionale è spesso difficile, e in molti casi urgente. Come ho detto, occorre comunicare in maniera nuova, autentica e positiva che la moda ha bisogno di giovani: giovani preparati e consapevoli del fatto che il lavoro che ti esce facile dalle mani non va mai bene per il mondo dell’eccellenza. Giovani che capiscano che, per diventare maestro d’arte, è necessario un lungo apprendistato: un apprendistato che però porta in molti casi al successo, e che permette il passaggio dall’atelier alla boutique, e dalla boutique all’azienda. Oggi la tecnologia e la ricerca sono diventate alleate strategiche dei maestri d’arte: ma niente potrà mai sostituire la “mano intelligente” di chi mette il proprio savoir-faire a servizio della creatività e dell’eccellenza.
Ci sono mestieri d’arte che sono a rischio scomparsa oggi?
Ce ne sono moltissimi, e non solo nel mondo della moda. Pensi solo al fatto che, per esempio, Bottega Veneta finanzia dei corsi a Vicenza per preservare la difficile tecnica dell’intrecciato, tipica delle sue creazioni; che parecchi brand stanno investendo nella formazione di giovani maestri d’arte; che diversi brand di gioielleria e di orologeria hanno difficoltà a trovare chi realizzi per loro lavorazioni particolari. E nel momento in cui una conoscenza, un know-how, va perduta, si perde anche la capacità di realizzare quell’oggetto a regola d’arte.
Quali sono i nuovi mestieri d’arte del nostro tempo?
Innanzitutto occorre dire che la tecnologia non va vista come un nemico dei mestieri d’arte: al contrario, la ricerca e l’evoluzione tecnologica potenziano il gesto della “mano intelligente”, e permettono a molti mestieri di antica tradizione di rinnovarsi e di adattarsi al gusto contemporaneo. Ma la tecnologia offre anche nuovi campi di applicazione al savoir-faire dei maestri del XXI secolo: il fumetto, per esempio, come abbiamo testimoniato con il concorso “Blog & Nuvole”, sviluppato insieme alla Triennale. O i VJ, in un certo senso; o ancora, coloro che declinano in chiave contemporanea la professione d’arte del tipografo e dello stampatore. Per quanto riguarda la moda, ovviamente i nuovi textile designers possono avvalersi di tecniche e di modalità in continua evoluzione; ma anche professioni quali il visual merchandiser o il cool hunter hanno, in nuce, una componente “artigianale” di grande importanza.
Quali sono le attività principali della Fondazione a sostegno dei mestieri d’arte?
Da un punto di vista comunicativo, pubblichiamo on-line la rivista “Artigianato tra arte e design”, diretta da Ugo La Pietra e consultabile su mestieridarte.it; da anni portiamo avanti una collana editoriale dedicata ai mestieri d’arte, il cui ultimo titolo è “Strumentaio”. Si tratta di un magnifico volume di Renato Meucci, organologo tra i più importantio del mondo, che affronta il tema della costruzione degli strumenti musicali in Occidente; è pubblicato da Marislio. Sempre con Marsilio pubblicheremo in autunno una ricerca dedicata al rapporto tra mestieri d’arte e Made in Italy; sarà la quarta ricerca scientifica portata avanti dal Centro di ricerca “Arti e mestieri” dell’Università Cattolica, che la Fondazione Cologni finanzia e che è presieduto dal Rettore, Lorenzo Ornaghi, e diretto dal Professor Paolo Colombo. Siamo inoltre partner del progetto RETICA (progettoretica.it), dedicato all’orientamento dei giovani ai mestieri d’arte, in cui sono coinvolti anche partner di prestigio quali la Cattolica, il Piccolo Teatro, la Scuola Orafa Ambrosiana e molti altri. All’interno di questo progetto, co-finanziato da Regione Lombardia nel quadro delle Politiche Giovanili, abbiamo curato (tra le altre cose) l’istituzione di un Centro di Documentazione sui mestieri d’arte presso la Città dei Mestieri di Milano; organizziamo incontri e cicli di cineforum; allestiamo eventi espositvi dedicati ai giovani maestri d’arte; cerchiamo di favorire una lettura “artistica” del territorio lombardo che passi anche attraverso la conoscenza di questo tipo di professioni. Ma le iniziative sono anche altre: abbiamo istituito un premio giornalistico intitolato a Benvenuto Cellini, figura emblematica di maestro d’arte, dedicato al Made in Italy d’eccellenza e ai suoi rapporti con l’artigianato artistico più elevato. Abbiamo finanziato il progetto Blog & Nuvole, di cui ho parlato (http://blognuvole.splinder.com). Siamo partner di Regione Lombardia nel progetto ARTIS, all’interno del quale finanzieremo due stage per due giovani particolarmente meritevoli. Vogliamo fare in modo che il livello di attenzione intorno al mondo dei mestieri d’arte si innalzi, e che le figure che popolano questo mondo siano finalmente viste per quello che sono: maestri che lavorano con passione, creatività e intelligenza, e che sono alla base del successo del Made in Italy nel mondo.(Jarvis Macchi)
fondazionecologni.it
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