Style
«Made in Italy avanti tutta»
ll made in Italy resiste nonostante l’empasse. La moda maschile a fine anno farà segnare un rallentamento solo dell’1,2% secondo il pre-consuntivo del centro studi di Sistema Moda Italia, che per Pitti Immagine Uomo 75° ha tracciato lo stato di salute del mercato del menswear italiano. A fronte della flessione il quadro generale è comunque buono grazie all’aumento dell’export (+2,8%) e ad una tenuta sostanziale dell’occupazione «segno», spiega a ThinkLUX commentando i dati il presidente di Pitti Immagine, Gaetano Marzotto, «che le importanti ristrutturazioni avvenute negli anni drammatici della crisi del 2001-2003 hanno permesso alle nostre aziende di essere ancora competitive».
Quali sono i clienti del made in Italy sui quali puntare?
Ci sono difficoltà in Germania, negli Usa, in Giappone e nel Regno Unito, paesi tradizionalmente molto importanti. Queste criticità sono però compensate da aumenti di domanda in Svizzera (che serve da pedana logistica verso il Far East), in Russia (+17%) e in Cina, che con Hong Kong ha fatto segnare un +33%. La crescita dell’export è buona se si considera che, nonostante il super-euro, prima della crisi autunnale, nel periodo gennaio-settembre le esportazioni erano salite del 3,5%.
L’Europa invece è tutta in calo o c’è qualche isola felice?
Risultati positivi sono arrivati da Paesi Bassi, Grecia, Ucraina e dai paesi dell’Est europeo, che sono cresciuti moltissimo. Il riposizionamento delle aziende italiane è stato molto importante perché ha fatto sì che la flessione nei mercati tradizionali pesasse meno sui bilanci. Ora bisogna vedere cosa succederà nel 2009 nell’ambito dei consumi mondiali.
Cosa possiamo aspettarci dal 2009?
Io credo che nel 2009 non arriveranno buone notizie dagli Stati Uniti. Chi ha un buon marchio e buoni negozi riuscirà a tenere, ma se quest’anno il calo negli Usa è stato del 7% per il 2009 sarà superiore. Di certo il made in Italy ha più possibilità perché è un prodotto di grande qualità e appeal.
Questo sarà un anno non facile e in salita quindi bisogna “armarsi” a dovere.
Il che vuol dire fare gioco di squadra e andare insieme a creare delle “isole di made in Italy” non solo territorio esclusivo dei prodotti di altissima gamma ma anche di quei prodotti di fascia media che permettono di unire risparmio e qualità.
Gli imprenditori italiani hanno capito che serve fare gioco di squadra o, purtroppo, sono ancora troppo individualisti?
Gli imprenditori italiani hanno capito che serve andare insieme, anche se ci sono ancora poche forme per farlo. Una è Ente Moda Italia, la società di Pitti Immagine che si occupa di portare all’estero i brand italiani attraverso le fiere. Quello che serve è fare la stessa cosa anche per i punti vendita: bisogna pensare a corner e shop in shop fatti insieme perché nei grandi e nuovi department store in Cina o India un brand di piccole dimensioni ha poche speranze di emergere da solo. Altagamma, Pitti, Sistema Moda Italia possono aiutare anche da questo punto di vista in maniera metodica e sistematica. Questa è una delle strade.
Dal punto di vista della distribuzione, quali sono i canali e i segmenti che vincono?
I risultati migliori arrivano dall’outwear e dalla camiceria che pesano, rispettivamente, il 56% e il 13% degli oltre 8,54 miliardi di valore del mercato dell’abbigliamento maschile in Italia. La maglieria invece, pur avendo una quota del 26%, segna un po’ il passo, perdendo il 2,5%. Soffrono anche le cravatte, le confezioni in pelle e l’abito classico, a meno che non sia di alta gamma, perché è lo stile smart casual ad affermarsi.
E i canali?
La distribuzione al dettaglio indipendente occupa ancora una fetta importante, pari al 48% del venduto, anche se nel 2008 ha perso il 5%. A fronte di questo calo c’è però da dire che quelle boutique raffinate e multimarca che ospitano marchi di tendenza stanno invece andando molto bene.
Per quanto riguarda invece Pitti Immagine Uomo 75, qual è lo stato dell’arte dell’edizione che sta per cominciare?
C’è una grande voglia di partecipare. Soprattutto quando i tempi sono difficili è importante cambiare il proprio mix di clienti. Partecipare ad un Pitti dove oltre 800 marchi super-selezionati (di cui 500 italiani) presentano le loro collezioni per la prima volta, all’inizio del calendario fieristico, di fronte ad oltre 25 mila buyer provenienti da tutto il mondo diventa fondamentale sia per entrare in contatto con nuovi clienti che capire dove sta andando la moda. Noi come Pitti Immagine investiamo e lavoriamo molto insieme all’Ice per invitare sempre nuovi buyer da quei paesi che possono rivelarsi importanti per il made in Italy.
Ad esempio?
Ci sono paesi asiatici come il Kazakistan o l’Uzbekistan, tutti paesi oil rich, che hanno scoperto da poco il benessere e il made in Italy non solo come abbigliamento ma anche come design, turismo. Quello italiano è un lusso accessibile, a differenza di quello francese e inglese.
Quindi si aprono nuove prospettive anche per il mercato medio-alto?
Certo, non bisogna solo ragionare in termini di superlusso. C’è una fascia emergente di cittadini in India, Cina, Brasile, stiamo parlando di decine di milioni di persone, che comincia ad avere redditi europei e che quindi offre ottime potenzialità ai produttori del middle market, anche di manifattura italiana. Noi abbiamo la capacità di riuscire a ridurre i costi con un ottimo value for money ad esempio in alcune zone delle Marche o della Campania.
Qual è il consiglio che si sente di dare ad un marchio giovane, emergente, di made in Italy per superare questa empasse?
Quello che mi sento di dire è di lavorare per rafforzare i propri punti di forza. Scommettere su un prodotto creativo, diverso, originale e trovare dei vantaggi competitivi anche nel servizio, che è molto importante. Bisogna essere tempestivi nelle consegne e avere un servizio di riassortimento efficace. E soprattutto fare dei flash continuativi duramente l’anno, alimentare i negozi con prodotti sempre nuovi. Non perdere i vecchi buoni clienti e, non mi stancherò mai di dirlo, fare sistema per arrivare dai nuovi clienti utilizzando anche manifestazioni come Pitti che permettono di entrare in contatto con altre realtà e altri brand per andare insieme ad esportare nei nuovi mercati emergenti.(Jarvis Macchi)
www.pittimmagine.com
Lo speciale ThinkLUX su Pitti Immagine Uomo 2009
Tags: Lusso, Pitti Immagine Uomo, Pitti Uomo, Pitti Uomo 75








