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Il profumo come un’arte

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«La profumeria d’arte si distingue da quella convenzionale per due aspetti. Il primo è legato al forte contenuto storico-culturale; i nasi che elaborano la fragranza ricercano gli elementi nei vari paesi del mondo. La seconda caratteristica è l’assenza totale di un sostegno pubblicitario che pone la profumeria d’arte su un piano diverso e più intimo rispetto ai profumi più commerciali». A parlare è Celso Fadelli, fondatore e ceo di Intertrade Europe, proiezione globale di Herbarium, società nata nel 1989 con lo scopo di diffondere e promuovere fragranze culto e brand esclusivi attraverso selettivi piani di marketing. Tra i tanti marchi Intertrade cura la distribuzione di Clive Christian erede della Profumeria della Corona inglese e produttore di N°1, il profumo più costoso al mondo secondo il Guinnes dei Primati: ogni anno ne vengono realizzati solo 2 mila flaconi impreziositi da un diamante. La bottiglia da 30 ml costa 2.350 dollari. Ma nel portfolio di Intertrade Europe ci sono anche: Andreé Putman e Carthusia, Plisson, The Hype Noses e altri ancora. Il fil rouge  è una perfetta armonia tra nasi d’autore ed essenze naturali esclusive. Ciò che muove invece il “business” di Celso Fadelli è la passione che si concretizza nella continua ricerca del nuovo. «Un’opportunità si crea da una sfida accettata e superata con entusiasmo e passione» ama dire Fadelli.

Lei ha iniziato nel campo del design. Come mai è passato alla profumeria d’arte?

Vivo grazie all’entusiasmo e alla curiosità, elementi fondamentali in ambo i campi. Si tratta, infatti, di due mondi non troppo distanti tra di loro perchè uniti dalla continua ricerca, strumento indispensabile sia per rendere più funzionale e attraente un oggetto d’arredo sia per dare vita a una fragranza unica che faccia sentire le persone un po’ speciali.

Nei suoi vent’anni di esperienza come è cambiata la profumeria d’arte?

Diciamo che prima non esisteva neppure questo mercato, era un affare di pochi. C’era molta confusione, si intuiva che alcuni trend setter, di solito del  mercato della moda, cercavano di offrire ai propri clienti delle fragranze che fossero esclusive come le collezioni di abbigliamento. Ma la profumeria d’arte non aveva un’identità. Oggi invece il mercato è più definito. In Italia si contano circa 200  boutique dedicate alla profumeria d’arte; nel mondo ce ne sono circa 500. Si può dire, dunque, che il nostro Paese è la patria della profumeria d’arte.

A cosa è dovuta questa evoluzione?
Sono cresciuti i “consumatore pensanti”, ovvero quelli che non vogliono sentirsi dire cosa devono acquistare ma intendono mantenere il piacere della scoperta e della scelta individuale. Inoltre la ricerca  è diventata più  accessibile grazie a Internet che ha reso più facile la conoscenza anche di prodotti esclusivi.

Il suo è anche un impegno costante in prima persona per aumentare la cultura dell’arte del profumo
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Quest’anno è partita la prima edizione di Esxence, il salone (che si è svolto a  Milano ad aprile 2009) dedicato alle aziende produttrici di essenze d’eccellenza. Abbiamo voluto creare un evento, e non una fiera, che mettesse nelle condizioni i visitatori e gli operatori del mercato di condividere un momento. Un successo. Abbiamo registrato 2.500 presenze provenienti da 25 Paesi del mondo. Replicheremo il prossimo anno.
Qualche consiglio, quali sono le essenze più indicate per la stagione calda?
Nella scelta delle fragranze consiglio di seguire il corso della natura. Quindi in estate di privilegiare profumi che contengani agrumi oppure il bergamotto, il gelsomino e il mughetto. I profumi più ambrati e muschiati invece si adattano meglio al clima autunnale. Nella scelta invece il mio consiglio è seguire l’emozione. (Serena Burioni).

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