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Bernard Arnault, eccellenza e sostenibilita’
MONTECARLO - Creare prodotti qualitativamente eccellenti, imparare a gestire le opportunita’ offerte da internet in maniera efficace e, soprattutto, essere sempre più eco-responsabili. E’ questa la «lezione» di Bernard Arnault, fondatore di Lvmh, che con il suo intervento apre a Montecarlo il Business of Luxury Summit 2009 organizzato dal Financial Times, il tradizionale appuntamento dedicato ai temi caldi dell’economia del lusso che portera’ nel Principato fino al 16 giugno alcuni dei piu’ importanti manager e opinion leader del settore come Diego Della Valle, patron di Tod’s; Angela Ahrendts, ceo di Burberry e Joshua Schulman, ceo di Jimmy Choo.
Arnault parla per quasi un’ora nella sala dello Sporting Club di Montecarlo, sede della due giorni organizzata dal quotidiano economico e molti sono i temi toccati dal presidente di Lvmh, il cui gruppo controlla alcuni dei marchi a maggior valore economico al mondo come Louis Vuitton, Kenzo, Dior, Fendi, Moet & Chandon, Hennessy, Veuve Clicquot, Krug.
Arnault parla di qualita’ del prodotto e di internet, di sviluppo sostenibile e della crisi finanziaria mondiale che sta bloccando i consumi anche nel settore dei beni di lusso. «Siamo nel mezzo della crisi e quella disponibilità finanziaria che è stata così evidente negli ultimi cinque anni è oggi andata perduta. Quali sono stati i problemi? Troppe persone hanno comprato oggetti che non potevano permettersi e che non hanno ripagato spinti da alcune banche che hanno usato la loro liquidità per finanziare questi acquisti. Molti hanno pensato che quello del lusso fosse un mercato in cui fare soldi in maniera facile, ma non è cosi’», spiega Arnault. Ora che l’euforia e’ finita ed e’ arrivata la crisi è cominciata anche la vera partita che determinerà le sorti di molti dei marchi del lusso. «Bisogna puntare sempre all’eccellenza: l’inventiva, la qualità e la visibilità di un brand sono le chiavi per conservare i clienti anche nei momenti di crisi. Bisogna investire in creatività e qualità ad alto livello: solo così i consumatori resteranno fedeli», spiega Arnault. Senza dimenticare un altro aspetto fondamentale: quella nuova e crescente coscienza sociale che vuole gli oggetti da sogno essere anche realmente eco-responsabili. «La sostenibilità dei prodotti è qualcosa di fondamentale perché è legata al nostro stesso futuro di individui», aggiunge Arnault, spiegando come è sempre piu’ importante legare «progresso economico e progresso sociale. Il lusso in particolare», dice il fondatore di Lvmh, «è qualcosa che ha attraversato molte generazioni e che è inscindibilmente legato all’uomo e alla natura». Arnault prosegue spiegando le iniziative che il suo gruppo ha messo in atto per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, riciclando il packaging e riducendo i consumi di energia e di acqua. Ultima iniziativa “eco” in ordine di tempo e’ stato l’ingresso del gruppo di Arnault nel capitale di Edun, il brand di moda etica lanciato dal leader degli U2 Bono Vox e dalla moglie Ali Hewson. «Sono molto felice della partnership con Bono che va nella direzione del commercio sostenibile. Tutte queste tematiche sono molto importanti in Lvmh. Quello che vogliamo», aggiunge Arnault, «non è solo essere corretti, perché sarebbe troppo facile. Vogliamo andare oltre, vogliamo che l’industria del lusso sia un esempio per gli altri settori merceologici. Tutto questo puo’ essere realizzato anche in modo molto profittevole perché essere eco-responsabili significa risparmiare in termini di risorse e guadagnare in efficienza», continua il presidente di Lvmh. «I prodotti di lusso devono soddisfare un consumatore sempre più esigente che vuole oggetti non solo capaci di durare nel tempo, ma che rispetto anche l’ambiente e i diritti umani», spiega Arnault che parla di un «social state of luxury», riferendosi al ruolo che le aziende del lusso possono avere in termini di esempio e innovazione. L’altra sfida che l’industria del lusso deve affrontare è quella delle nuove tecnologie. In questo ambito il problema secondo Arnault e’ come far coesistere distribuzione fisica e virtuale. «Voglio riuscire a gestire internet in maniera efficace e far crescere in maniera sana i nostri brand sulla rete. Ci piace vendere su internet, ma ci sono alcune piattaforme che permettono di dare visibilita’ anche a prodotti contraffatti», aggiunge Arnault non facendo nomi ma riferendosi chiaramente ad eBay, contro cui Lvmh ha recentemente vinto un contenzioso: un giudice francese ha imposto una multa di quasi 40 milioni di euro alla piattaforma di aste online proprio per la vendita di prodotti a marchio Louis Vuitton contraffatti da parte dei suoi inserzionisti. In particolare quello che preoccupa Mr. Lvmh è la qualità di alcuni rivenditori online multibrand. «Quello che vorremmo fare è poter decidere sempre quali prodotti poter vendere online e a quali rivenditori».(Jarvis Macchi)








