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Made in Italy & Luxury Goods, i professionisti del lusso

Made in Italy & Luxury Goods
Made in Italy & Luxury Goods

Anche l’Italia ha la sua “Luxury Society”, una community virtuale dove si inc0ntrano, parlano e discutono (e fanno business) i manager che lavorano nell’industria del lusso e del Made in Italy. Nata come gruppo su LinkedIn e poi sviluppatasi autonomamente su Ning, piattaforma gratuita per la creazione e la gestione delle community online, a idearla è stato Fabio Orlando Bernardini, ex It director e logistic planner director di Bulgari e oggi managing partner di eXperience, società specializzata nell’aiutare i marchi del lusso italiani ad utilizzare gli strumenti del web 2.0.

Due anni e mezzo fa hai lanciato Made in Italy & Luxury Goods. Qual è il bilancio di questa avventura, la prima community di professionisti del lusso in Italia?Esaltante, non solo per la risposta dei manager, per numero e per qualità, ma soprattutto per la possibilità di condividere esperienze e avere un osservatorio in presa diretta su temi e trend del mercato.

Quanti membri ha oggi Made in Italy & Luxury Goods?
Circa 3500 con profilli che coprono tutte le posizioni aziendali; in realtà le richieste d’adesione sono molte di più, essendo la community su invito non tutte le richieste d’ammissione sono accettate.

Qual è la ragione per cui i membri chiedono di aderire: informazioni sul settore? Opportunità di lavoro? Partnership con altri membri?
Una combinazione di tutte le ragioni che citi a cui aggiungo la possibilità di aumentare la visibilità del proprio profilo e delle attività lavorative. Inutile dire che in questo momento di crisi l’enfasi è nella ricerca di opportunità di lavoro e di partnership spesso per rientrare nel mondo del lavoro da cui anche i manager di alto livello vengono a volte esclusi.

Pensi che l’industria del lusso abbia capito la vera importanza dei social media e della rete o, almeno in Italia, la percezione non è ancora così profonda?
Purtroppo assolutamente no, nelle aziende italiane l’importanza di queste possibilità non è ancora realmente compresa, non c’è una percezione dell’innovazione tecnologica come strumento di aumento della produttività interna e di differenziazione rispetto ai concorrenti.
Nella mia esperienza la strategia adottata è quella del me too, senza la valenza innovativa che si riscontra nei marchi del lusso francesi (e di quelli italiani ma di proprietà straniera), o in quelli americani. In sostanza chi passa ai social media realizza spesso un semplice cut & paste dei comunicati stampa che già produce, piuttosto che aprire e gestire un canale di ascolto attivo con i clienti (reali o potenziali).

Qual è la categoria di professionisti più rappresentata all’interno di Made in Italy & Luxury Goods: moda, nautical, hotellerie?
La moda senz’altro la fa da padrone anche se nella definizione del Made in Italy che utilizziamo all’interno della Community c’è un’ottima rappresentanza dell’industria dell’arredamento e del design. Mi piacerebbe che aumentasse quella dell’ospitalità, del cibo e del vino, tutte cose non delocalizzabili nella global economy e sto lavorando per quest’obiettivo.

C’è qualche nuova sezione della community che svilupperai a breve?
Per fine anno realizzeremo una “scrematura” degli iscritti cercando di recuperare quelli presenti ma solo come osservatori, e tagliando gli iscritti inattivi da parecchio tempo, puntando sulla qualità e non sulla quantità. Una volta terminata questa fase punteremo sulle sezioni più interattive della community per stimolare e facilitare la condivisione di temi e problematiche e la definizione di possibili soluzioni. Nessuna novità tecnologica di rilievo, piuttosto sarà l’anno delle attività offline sia riservate agli iscritti sia aperte al pubblico

Quando ti sei accorto che Made in Italy & Luxury Goods aveva raggiunto il successo?
Gestendo una community non raggiungi mai il successo nel senso che ogni giorno è necessario domandarsi come aumentare il valore per gli iscritti, sia con attività dirette sia stimolandone l’interazione, altrimenti si collassa in pochi mesi. Dal punto di vista della massa critica che una community deve raggiungere prima di autoalimentarsi, credo che questo valore sia stato raggiunto nel momento in cui sono passato dal cercare nuovi iscritti tramite i miei contatti e di quelli dei primi pionieri, a gestire richieste d’ammissione generate dal passaparola, direi circa un anno e mezzo fa. Oggi ogni settimana circa 20 manager chiedono di entrare nella community, circa il 75% delle richieste è accettata.(Jarvis Macchi)

Approfondimenti:
Made in Italy & Luxury Goods
miiandlg.ning.com

Tags: Lusso

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