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Gianluca Saitto, ricami couture nel cuore di Brera

Gianluca Saitto
Gianluca Saitto

Haute couture impreziosita da ricami tra le vie di Brera. Un «salotto laboratorio» per raffinate fashioniste e per le signore della «Milano bene» che alla firma preferiscono l’eleganza e lavorazioni artigianali. Lo scegliere il tessuto, vedere il capo che si compone piano piano, passaggio dopo passaggio. Perché accanto alla collezione di pret-à-porter, giovane e ironica, è il su misura il vero cuore dello showroom di via Ponte Vetero 22 di Gianluca Saitto, giovane stilista che ha scelto il ricamo e la couture come suo tratto distintivo.

Come nasce l’idea di impreziosire abiti dal taglio moderno e contemporaneo con i ricami raffinati e complicati?
Il ricamo è sempre stato la mia passione. L’ho imparato da autodidatta e ho affinato sempre più la tecnica, scoprendone di nuove.

Chi sono le tue clienti?
Da gennaio 2010 ho aperto il mio atelier e il pubblico è molto vario: c’è la ragazza di vent’anni che acquista la gonna con le piume o il top in paillettes, la gonna a ruota o altri pezzi più divertenti; insieme alla signora che invece ordina l’abito più importante, per la sera o delle giacche ricamate. E anche uomini, che scelgono modelli classici con tessuti particolari o dei ricami come dettagli. O che scelgono dei gilet ricamati.

Qual è la difficoltà di essere giovane e voler lavorare a Milano nel campo della moda: mancano gli spazi, una distribuzione accessibile, fondi?
Bisogna muoversi da soli, perché non c’è un vero e proprio supporto agli stilisti giovani, al di là delle parole. La distribuzione è normale che sia complicata: siamo in tanti e tutti vogliono mostrare il loro prodotto è ovvio che tutti non possono essere prodotti e distribuiti. Io in questo momento faccio tutto nel mio atelier-laboratorio-negozio da dove sto cominciando a far conoscere il prodotto e questa è la prima sfida. La cosa più importante, quello che ti porta la clientela è il passaparola, il contatto diretto. L’unico modo per farsi conoscere è questo.

Un prodotto di couture a Milano: qual è la difficoltà di spiegarlo? C’è il giusto pubblico?
In molti mi hanno detto che Milano non è la piazza giusta per la couture, invece sto notando che c’è molto interesse e molta attenzione. Lavoro di più con le richieste couture che con la linea di pret-à-poter.

Oggi i grandi marchi stanno ritornando a valorizzare il loro cöté artigianale. Come vedi questa trasformazione?
C’è una riscoperta della qualità artigianale in questo periodo molto forte. Se guardo alla mia realtà vedo come l’artigianalità, anche in un momento economico così difficile, porta riscontri positivi. Le persone sono interessate, vengono, scelgono e ordinano. Anche se non ho la forza di un marchio preferiscono il mio atelier perché possono scegliere il tessuto, vedere come nasce un capo, guardare le fasi di un ricamo e costruirlo insieme a me.
Le grosse aziende, con una grande distribuzione, hanno dovuto cedere sulla qualità, per soddisfare richieste molto grandi. Ma anche in questo caso è una questione di etica: se si vuole massimizzare i profitti sempre e comunque bisogna ridurre i costi il più possibile e questo spesso significa abbattere la qualità delle rifiniture. La crisi invece ha cambiato l’approccio del consumatore: oggi il consumatore sta attento a ciò che compra, guarda le cuciture di un capo, i tessuti.

Quanto tempo impieghi a fare un ricamo? Come li immagini, a che cosa ti ispiri?
L’ispirazione può essere qualsiasi cosa, un pittore un’area geografica. Per i ricami invece serve molto tempo, da due o tre giorni fino ad un mese di lavoro. Non c’è limite al lusso. Si parte da una base equa e poi si può salire fino all’infinito.(Jarvis Macchi)

approfondimenti
Gianluca Saitto
gianlucasaitto.com

Vogue Fashion’s Night Out
Gianluca Saitto, presentazione nuova collezione
Dalle 0re 19.00 presso Calligaris Store via Tivoli

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