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Fashion Camp, intervista ad Arianna Chieli

Arianna Chieli
Arianna Chieli

Arianna Chieli è molte donne insieme. Nella vita professionale è giornalista , si occupa di moda, di trend sociali, e racconta quello che vede, come cambia il mondo intorno a noi nella commistione tra reale e virtuale. Nella vita privata è moglie e madre di due bambini. Nella vita artistica è autrice di un prezioso manuale dal titolo Eleganza (Astrea, 2010). E nel tempo che le rimane, si prepara a vivere ancora moltissime vite, nuove e stimolanti.

Sembra che una vita sola non ti basti…

In effetti, essere dinamica è sempre stato un grandissimo pregio ma anche, in qualche modo, un po’ una condanna. A volte mi sembra di aver già vissuto moltissime vite. Molto più spesso, mi pare che ci siano ancora così tante esperienze da fare e nuove realtà da conoscere che… non so se una vita mi basta!

Arianna Chieli è la direttrice creativa e, in qualche modo, la promotrice del primo Fashion Camp italiano. Ci spieghi in poche parole che cos’è?
Un fashion camp è, tecnicamente, un bar camp dedicato a tutto quello che è moda. E il bar camp, a sua volta, è il modo in cui si incontrano nella vita reale le community che
ruotano intorno ai blog, ai forum, ai social network e che vogliono attivamente condividere le proprie conoscenze su un argomento che li appassiona e li accomuna. In un bar camp, i componenti di una community virtuale stabiliscono un luogo e lì si incontrano, intavolando dibattiti, accendendo confronti, proponendo workshop e laboratori che chiunque ha la possibilità di condurre. Il bar camp è la manifestazione della creatività orizzontale, che nasce dal basso. Ed è anche il luogo dove i migliori emergono solo grazie all’apprezzamento dell’intera community. Questa meritocrazia che si conquista sul campo con un confronto continuo e il contributo di tutti, nel linguaggio virtuale si chiama reputation.

Dunque, al Fashion Camp si incontrerà una community di appassionati della moda.
Non solo. La moda concentra in sé molti modelli sociali, è responsabile delladivulgazione di canoni di bellezza, contribuisce all’integrazione culturale e può intervenire in maniera positiva sul futuro dell’economia e dell’ecologia. Scegliere o non scegliere un certo tipo di moda, può influire su molti aspetti della nostra vita sociale e ha un impatto ambientale. La moda, in un mondo globalizzato, coinvolge miliardi di persone. Chi viene al Fashion Camp è ben consapevole che la moda è molto più che bei vestiti e scarpe favolose: rappresenta il tipo di società che desideriamo diventare.

In qualche modo, quindi, la community del Fashion Camp crede che un’altra moda sia possibile.
Il paradosso a cui assistiamo è quello di un mondo dinamico, pieno di creatività, di giovani talenti, di idee, di proposte, di tentativi di armonizzazione e integrazione fra stili
diversi, fra natura e produzione, fra tradizione e futuro, fra design e valorizzazione del corpo. E la moda, che dovrebbe essere lo specchio di tutto questo, si ritrova invece
intrappolata in una sorta di fashion system lontano dalla società, schiavo del profitto, a corto di idee nuove e con un disperato bisogno di rinnovarsi. Occorre rimettere in
discussione moltissimi valori, dai canoni di bellezza imposti dai guru del fashion ai metodi di produzione. E per farlo occorre far entrare attivamente e da subito giovani con voglia di fare, con idee valide e con energia.

Possiamo definire quella del Fashion Camp una sorta di rivoluzione?
Non nel senso politico del termine. Ma se parliamo di un movimento dalla base che rivendica nuovi modi di fare moda… allora sì! Basti pensare che, di fronte al disastro di
una crisi finanziaria globale, sono emersi a gran voce trend molto diversi tra loro ma tutti riconducibili a quello che globalmente rientra sotto la definizione di moda etica. Non solo: il web dei social network (veicolo, osservatorio e test real-time per tendenze, proposte, progetti) e dei circuiti di e-commerce ha profondamente modificato il modo di percepire e di usare la moda. È in atto un processo di metamorfosi critica. La crisi economica ha messo tutto il fashion system di fronte alla necessità di rivalutare se stesso. E anche l’opinione pubblica chiede un rinnovamento. Non è più tempo per il culto dei brand: il mondo ha smesso di credere che ci siano degli dei nell’olimpo del fashion system.

Come hai pensato di dar vita a un Fashion Camp?
Per la verità, chi mi conosce sa quanto io abbia sempre cercato dal sito di Corriere.it di dare voce, oltre all’innegabile talento dei grandi coutouriers, ai piccoli marchi, agli
indipendenti, ai più giovani, a quelli che si sono inventati degli approcci creativi al mondo della moda. E quando a giugno sono andata a fare un servizio sul MomCamp di Milano (=un bar camp dedicato alla maternità) organizzato da Hagakure, ho pensato che quello poteva essere il modo giusto. Una piattaforma di confronto in cui nessuno sale in cattedra, ma tutti sono disposti a condividere per crescere. In molti hanno iniziato subito a sostenerci e seguirci in questa avventura, non solo a parole, ma con veri e propri contributi attivi. Questo è un buon posto e un buon momento per esprimere la propria creatività a mille! Ovviamente non sono sola: un’equipe di professionisti ha lavorato con me per rendere reale e concreto il progetto!

Come si svolge il Fashion Camp?
Il programma è già ricchissimo di appuntamenti, ma siamo certi che entro la data di inizio ci saranno nuove proposte irrinunciabili a cui troveremo il modo di dar voce. Si può seguire l’aggiornamento dell’agenda in real time sul nostro sito ashioncamp.it. La partecipazione è gratuita, ma è meglio iscriversi sul sito per dar modo a noi organizzatori di gestire adeguatamente l’afflusso dei partecipanti. In calendario ci sono 7 workshop gestiti da grandi artigiani, circa 80 interventi (unconferences) da seguire, uno Swap Party, una grande sfilata finale aperta al pubblico e organizzata con Progetto Backstage al Lotus domenica alle 19, e un contest dedicato al feticcio femminile per eccellenza: lo stiletto. Oltre a questo abbiamo tre mostre di giovani creativi …ma non voglio svelare tutto!

A questo punto, non resta che dare appuntamento a tutti sabato 12 e domenica 13 giugno presso il The Hub di Milano. Ma prima, una curiosità: come ha preso il mondo della moda questa iniziativa?
Non ti nascondo che organizzare il Fashion Camp non è stato facile : inizialmente una parte del mondo della moda ci ha liquidato come dei dilettanti- quelli di internèt-. E
invece siamo arrivati in fondo raccogliendo consensi e partecipazione, abbiamo ottenuto il patrocinio del Comune di Milano, abbiamo numeri di visite al nostro sito più alte di alcune emittenti private… Il web è stato un canale fondamentale che ci ha messo in contatto perché siamo in molti, moltissimi a chiedere di cambiare le cose. Giusto ieri ho ricevuto la telefonata di una prestigiosa e blasonata giornalista, scettica e critica, che proprio non riusciva a capire cosa fosse questo “campo fashion”. Il mondo è cambiato. L’economia è cambiata. Donne e uomini sono cambiati. La moda deve cambiare. E insieme alla moda, deve cambiare anche chi la racconta! Il Fashion Camp è nato dal basso ed è diventato una realtà che, per molti, è anche una grande opportunità. Ci auguriamo che anche i grandi sappiano coglierla e abbracciarla senza sentirsi minacciati.

Approfondimenti:
Fashion Camp
fashioncamp.it

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Maggio 27, 2010 Sansone Giuseppina

Sono molto felice di poter partecipare al Fashion Camp! Credo che tutto ciò che nasce dal basso ha la forza e l’energia della creatività vera e genuina di chi vive la vita con passione e guarda al cambiamento!
;-)

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