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Marzotto, «più investimenti per la nautica»
«L’Italia è il brand più forte al mondo per questo quella del turismo è una partita che dobbiamo e possiamo vincere. E una delle chiavi è la nautica: servono più porti e meglio attrezzati». Parola di Matteo Marzotto, presidente dell’Enit, che spiega quali sono i passi da compiere per dare valore al turismo nautico. Partendo dalle marine ma senza dimenticare Alitalia e quella cultura “eco” che dovrebbe entrare di più nella testa degli italiani. Sfide che si possono vincere remando tutti nella stessa direzione. Per questo Marzotto lancia un appello: «superiamo i localismi regionali e lavoriamo insieme sul brand Italia».
Presidente Marzotto, l’Italia è ancora padrona del Mediterraneo o i suoi porti stanno cedendo il passo alla concorrenza di Spagna, Francia, Grecia e Croazia?
L’Italia per posizione, tradizione storica e industriale è da sempre favorita. Deve però continuare ad investire nel costruire nuove marine e nel ripristinare quelle attuali perché gli altri paesi del Mediterraneo sono concorrenti pericolosi.
Servono solo più posti barca o bisogna anche ripensare il ruolo dei porti come parte di un network, magari collegandoli a golf club, ristoranti, alberghi?
Avere un porto inserito in un contesto più completo sarebbe perfetto. Restiamo però con i piedi per terra: c’è la necessità immediata di nuovi posti barca ben attrezzati. Aumentiamo la ricettività delle marine attuali e costruiamone di nuove. Poi gli investimenti dei singoli imprenditori arriveranno e così cominceranno le sinergie.
Ad esempio?
Pensiamo al potenziale che potrebbe avere il golf nel Sud Italia: se la Sicilia avesse dieci grandi campi da golf diventerebbe un mix imbattibile di cultura, mare e intrattenimento sportivo. E con cinque o sette grandi marine turistiche non sarebbe più un’avventura arrivarci via mare. Altrimenti si rischia di sprecare il grande lavoro fatto dei cantieri.
In che senso?
E’ inutile che la cantieristica italiana continui a costruire delle eccellenze che sono realmente luxury: yacht dove si trova la massima applicazione della tecnica, dell’estetica e della creatività, se poi sono impossibili da vivere perché ci sono più barche che posti in banchina. Questo in un Paese che ha oltre 1.400 miglia di costa è difficile da capire.
Cosa ne pensa della tassa sul lusso imposta dal Governatore della Sardegna, Renato Soru: fa emigrare gli armatori verso i porti dei nostri “concorrenti”?
Non sono negativo a far pagare determinati privilegi, come navigare nel posto più bello del mondo. Non credo però che la risposta sia quella del tanto al metro: una tassa sulla lunghezza della barca non è proporzionale. In questo modo è solo uno sparare a caso non molto creativo. Sarebbe stata meglio la ritenuta per passeggero sbarcato: meglio che tutti paghino qualcosa piuttosto che tassare pochi per molto.
Turismo e impatto ambientale: c’è ancora molto da lavorare?
Ci sono regioni più attente e regioni meno attente ma bisogna far sì che questo diventi parte della cultura italiana. Da noi il mondo si aspetta moltissimo: l’Italia è uno dei brand più potenti al mondo.
Per sostenere un brand però ci vuole una politica condivisa. Regioni, Province, Comuni hanno budget milionari per autopromuoversi, l’Enit no. Non si rischia così di confondere le idee sulla destinazione-Paese?
Sì, è vero. Il problema legato a questo sistema confonde molto sul brand Italia e, così facendo, stiamo gestendo male un marchio fortissimo. Dobbiamo invece capire una cosa importante: se vengono molti turisti in Italia possiamo sostenere meglio l’economia. Dobbiamo per questo lavorare insieme al di là dei localismi, delle bandiere, della difesa dei propri orticelli. Dobbiamo migliorare perchè il brand Italia evoca immagini di eccellenza che purtroppo quasi mai riusciamo a dare.
Senza contare la vicenda Alitalia…
Alitalia così com’è stata fino ad ora, ai fini del turismo, ci ha fatto solo del male.
Quali sono invece tre luoghi che fanno bene all’Italia e al turismo nautico, da visitare sicuramente durante una navigata nelle nostre acque?
Ponza, la Sardegna e, almeno per me, entrare a Venezia dall’acqua è una cosa che mi ha dato una grande emozione. L’Italia è bella tutta da navigare.
Vela o motore?
Motore, ma per motivi puramente legati al tempo e quindi a massimizzare l’esperienza nautica. Sono ipercinetico, come i pescecani: non mi fermo mai. Un giorno in un porto e il giorno dopo in un altro.
Cos’è per lei il lusso?
Conoscere sé stessi e saper selezionare le cose che realmente si adeguano alla nostra personalità. Il rosso del mio yacht (un Mochi – modello Dolphin 64′ Fly chiamato Starflex di 19,5 metri - brand del gruppo Ferretti, ndr) l’ho scelto io: il piacere non è possedere una barca, ma è qualcosa di più raffinato: pensarla, cercarla, anche arrabbiarsi finché non viene come si vuole. Il lusso è permettersi quel po’ di pazienza per arrivare a quel prodotto finito che senti tuo. Certe volte arrivi davanti ad oggetto, una casa, una proprietà e hai una vibrazione tale che è amore a prima vista. Il lusso di innamorarsi è fantastico. Poi c’è un lusso ancora più importante, più intimo, più profondo e che è quello di aiutare gli altri.
Sotto questo profilo lei è molto attivo con la sua Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica.
Dico sempre che il charity fa innanzitutto bene a chi lo pratica, ed è profondamente vero. Io ho perso una sorella per questa malattia genetica che in Italia colpisce oltre 200 neonati l’anno. La mia fondazione è l’unica nel nostro Paese attiva in questo ambito e finanzia progetti di ricerca di alto livello. Aiutare gli altri regala una dimensione del mondo, dell’affetto, dell’equilibrio, della fortuna di stare bene che è completamente diversa da quella che viviamo tutti i giorni e che possiamo immaginare. Quando si parla di lusso si immaginano oggetti preziosi, vacanze da sogno, auto e barche. Lusso è invece anche avere un po’ di tempo da dedicare agli altri: quella sì che è un’emozione straordinaria. (Jarvis Macchi)
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