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Crn, un nuovo mega yacht da 80 metri

LambertoTacoli
LambertoTacoli

Ottanta metri di lusso con cinque ponti, beach club, terrazze sul mare, palestra, cantina con 1.200 bottiglie, business room e un ponte armatoriale di 240 metri quadrati. Al momento si chiama ancora numero «129» (numero progressivo della produzione del cantiere marchigiano) il nuovo mega yacht che Crn sta costruendo nel suo cantiere di Ancona. L’armatore, sul cui nome c’è il più stretto riserbo, non l’ha ancora battezzato, ma lo scafo è già stato completato.
La nuova ammiraglia vedrà il mare nel 2011-2012 dopo un processo che tra progettazione, produzione e test avrà comportato quattro anni di lavoro.
Il tutto per un investimento stimato che dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 milioni di euro circa. Una commessa che riporta fiducia a tutto il sistema della nautica e del made in Italy.
Un progetto per un mega yacht pensato per vivere il mare in maniera diretta, con grandi volumi e spazi ariosi, forme slanciate e linee morbide, giochi di luce. Dove sperimentare e innovare, grazie anche alla sensibilità dell’armatore.
«Per realizzare un progetto come questo è necessario avere un buon rapporto con i committenti. In questo caso l’armatore ha una grande volontà di stare a stretto contatto con il mare. Un legame diretto che è anche uno dei nostri tratti distintivi», spiega a ThinkLUX Lamberto Tacoli, presidente di Crn. «Per questo abbiamo pensato ad un’architettura che comunichi con l’esterno e con l’acqua attraverso terrazze a sbalzo sul mare. Altrimenti si rischia di far diventare queste barche delle “prigioni” in mezzo al mare».

Armatori «illuminati»
Un lavoro di progettazione che è fondamentale fare insieme all’armatore. «Quando si parla di progetti di questo tipo», spiega Tacoli, «il committente è una parte vitale del progetto, sia per le linee esterne che per ogni dettaglio interno dell’imbarcazione, che segue con il suo designer personale. Ci sono due categorie di armatori: chi ama “il prodotto” e chi soprattutto la vita a bordo. I primi amano il processo di creazione del loro yacht e seguono con attenzione ogni fase, i secondi invece preferiscono barche da comprare così come sono per iniziare immediatamente a navigare», spiega il presidente di Crn. «Con i primi è molto più difficile lavorare, ma anche più stimolante. Perché sono esigenti e spingono a fare sempre meglio».

Un super yacht per vivere a contatto diretto con il mare
Di sicuro quello della costruzione «numero 129» appartiene trasversalmente ad entrambe le categorie. Perché non solo partecipa in maniera attiva alla costruzione ma ha voluto anche un intero ponte dedicato agli appartementi amatoriali, che si sviluppano su 240 metri quadri, segno di voler passare molto tempo in mare, come conferma Tacoli. «Questa barca non solo ha un ponte esclusivamente dedicato all’armatore, ma anche un importante zona sull’acqua, con molte terrazze sul mare e un beach club spazioso. Abbiamo voluto privilegiare luminosità e aria». Anche nella business room infatti c’è un terrazzino a picco sulle onde, che grazie a un portellone abbattibile a 90 gradi può essere allestito con tavolo e sedie quando lo yacht è fermo in rada. Sempre sul ponte principale anche la suite di sinistra ha un terrazzino sul mare, mentre la seconda cabina vip ha un balcony integrato utilizzabile anche durante la navigazione. Nel ponte inferiore c’è invece il beach club, uno spazio di oltre 100 mq con il portellone che scende a pelo d’acqua e si trasforma in una vera e propria spiaggetta. All’interno ci sono una zona fitness e una spa con sauna, un vero e proprio hammam e un’area massaggi.

Mega yacht made in Italy
Massimo riserbo, sempre per volontà dell’armatore, per quanto riguarda gli interni. Quello che è certo è che non mancheranno i brand del made in Italy.
«Ci sono partner storici con cui lavoriamo da anni: Technogym, ad esempio, è uno di questi. Così come Loro Piana e Fendi per la parte soft e divani. Le nostre barche», spiega Tacoli, «diventano contenitori made in Italy di made in Italy».

La giusta misura
Questa nuova commessa potrebbe spingere Crn a posizionarsi su un mercato di ancora più grandi dimensioni? Per Tacoli la giusta misura è quella attuale. «Sono sempre stato un po’ contrario ai “giga yacht”, credo che la giusta misura per noi sia quella che va dai 50 agli 80 metri, che è quella dove ci posizioniamo oggi. Il nostro obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento per questo range di imbarcazioni, che è un segmento molto importante: si può fare bene e, soprattutto, si può fare tanto».

Il ritorno della fiducia
Una commessa quella di Crn che significa soprattutto fiducia per tutto il comparto della nautica italiana, in stato di empasse soprattutto per colpa di quel riflesso psicologico che blocca gli ordini anche di chi dalla crisi non è stato toccato. «C’è una sindrome da panico generalizzato che è inziata dallo scorso settembre. Siamo passati dall’euforia degli ultimi anni, alla depressione e alla tragedia. Questa non è la realtà», spiega il presidente di Crn.
«L’ondata di pessimismo ha contagiato tutti i settori, quello dell’auto, della moda, ma il mondo non è finito e chi ha lavorato con serietà e ha seminato bene lo sa». E i segnali positivi potrebbero arrivare già dal Salone di Miami che sta per aprirsi (dal 12 al 16 febbraio 2009). «Stanno arrivando dei messaggi incoraggianti, anche se gli Stati Uniti sono un paese dove si era raccolto poco sia per la crisi sia per la differenza di cambio. Ma dei segnali di risveglio ci sono. In Europa certamente due mercati molto vicini alla finanza come Inghilterra e Russia stanno vivendo un periodo problematico».
Nuovi mercati & infrastrutture
Diverso il discorso sui mercati emergenti, dove ci sono le risorse ma spesso mancano la cultura del mare e le infrastrutture necessarie. «Il mare non è solo ricchezza, ma anche cultura. Bisogna saper gestire i luoghi per curare le imbarcazioni, le infrastrutture. Oggi  gli armatori indiani possono ormeggiare le loro navi in Europa, negli Stati Uniti, o ai Caraibi, ma non certo nel loro paese. E la Cina è messa più o meno nelle stesse situazioni. Bisogna generare la cultura del mare, che vale per le barche da 5 metri come per quelle da 50 metri», dice Tacoli.
La sfida italiana
Un discorso quello delle infrastrutture che vale anche per l’Italia. «Oggi non si può pensare alla nautica senza pensare al turismo e a tutto quello che ruota intorno: non solo marine ma anche aeroporti, alberghi, collegamenti. In quanto a infrastrutture per la nautica, basti solo pensare ai posti barca, l’Italia è  indietro rispetto agli altri paesi del mediterraneo, anche rispetto agli “ultimi arrivati” che però hanno investito molto, come Croazia, Montenegro, Turchia».(Jarvis Macchi)
I dettagli del progetto del nuovo mega yacht
www.crn-yacht.com

Tags: Crn, Gruppo Ferretti, Lusso

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