Living
Un centro di design permanente
Milano è ancora la capitale del design, ma deve muoversi in fretta se non vuole perdere il primato, soprattutto dando spazio ai giovani. Parola di Patrizia Urquiola, designer spagnola ma milanese d’adozione che, seduta sulla sua ultima creazione, la sedia Frilly in plastica plissetta progettata per Kartell, spiega a ThinkLUX la sua visione su lusso, creatività e stile. E di come ogni nuovo progetto sia sempre come il primo.
Lei ha lavorato con le più grandi industrie di design da Moroso a De Padova, da Kartell a Molteni creando sedie, divani, tavoli e anche oggetti come le ceramiche per Rosenthal e un orologio per Alessi. Quali sono gli elementi comuni del suo stile?
Non ho uno stile riconoscibile. Mi concentro su un progetto con lo stesso entusiasmo del primo. Ciò che accomuna le mie creazioni è l’utilizzo della memoria che interpreto in chiave personale e contemporanea.
Qual è il suo approccio ad un nuovo progetto?
Anche il procedimento non è mai lineare né univoco. A volte faccio un disegno al computer, altre uno schizzo sul foglio. Lavoro insieme ad altri 5 designer e una modellista. Nello studio poi ci sono una trentina di collaboratori. Ma ogni cosa che porta la mia firma viene creata da me. Mi piace esserci sempre e delego poco. E’ questo il mio lusso.
In che senso?
Per me il lusso è concedermi il tempo che ci vuole per realizzare un nuovo prodotto; impiego anche quattro anni per consegnare un lavoro. Per la sedia Frilly ce ne ho messi due e mezzo.
A cosa si è ispirata per creare Frilly?
É un omaggio alla Selene di Vico Magistretti,il mio maestro. Questa è la parte della creatività dedicata appunto alla memoria. Ma rispetto alla Selene, Frilly è donna. La plastica lavorata come il plissé sui tessuti di una gonna delle dame del Settecento dona sensualità e malizia alla struttura e la rende adatta anche per gli esterni.
Lei ha studiato e vissuto il capoluogo lombardo negli anni Ottanta, gli anni d’oro del design. Milano è ancora oggi la capitale del design?
Assolutamente sì. Lo scorso anno, ad esempio, Panasonic ha lanciato un prodotto destinato al pubblico giapponese. Nonostante non fosse per il mercato italiano è stato presentato a Milano perché la stampa giapponese si trovava tutta qua per il Salone del Mobile. Per Milano è una grossa responsabilità e deve fare di tutto per mantenere questo primato.
Cosa può fare la città per essere all’altezza del ruolo?
Credere e investire di più sui giovani talenti. Essere recettiva alle novità e saperle accoglierle.
I suoi prossimi progetti?
Sono impegnata nel settore dell’architettura, in particolare ho tre nuovi progetti di hotel. Inoltre a Febbraio lancerò un prodotto realizzato per Flos.(Serena Burioni)







