Living

L’arte di Haiti a Milano

Colombari1
Colombari1

Grandi sculture di metallo ritagliato, battuto e inciso che richiamano angeli, sirene, figure ispirate al vudù, al fianco di giganteschi e coloratissimi alberi. Ma anche belve feroci, caricature, demoni, realizzate con la tecnica della cartapesta, per passare alle fotografie che ritraggono la realtà di un’isola che viene definita come “Inferno Haiti”, sopravvissuta a dittature crudeli e a una povertà per la quale è stata coniata la definizione di “Quarto Mondo”. Tutto questo rappresenta il cuore di Fer Forgé. Battito di Haiti, la prima mostra “sull’anima” di Haiti, presentata alla Triennale di Milano, dal 28 maggio al 28 giugno 2009.

Ideata dal Nescafé Street Art Project e dalla Fondazione Francesca RavaN.P.H. Italia Onlus, che da anni è impegnata in progetti a sostegno dei bambini di Haiti, la mostra nasce non solo con l’obiettivo di far conoscere la cultura e la creatività del Paese ma anche di sostenere un importante progetto che la Fondazione sta portando avanti: “Francisville – Città dei Mestieri”, un centro di formazione che consentirà di insegnare un mestiere e dare lavoro a centinaia di ragazzi e di salvare migliaia i bambini.

Curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, l’esposizione si sviluppa in tre sezioni e rappresenta un vero e proprio percorso nel cuore pulsante di Haiti e della sua arte, a partire dalle coloratissime maschere realizzate per il Carnevale di Jacmel e da una serie di sculture in cartapesta, che costituiscono una sorta di conferma dei caratteri che l’immaginario collettivo dell’Occidente assegna della tradizione artistica delle Antille.

La cultura haitiana è caratterizzata dal riciclo. Materiali diversi, spesso i più disparati, sono riutilizzati per le necessità della vita quotidiana e per essere adoperati come materia prima per la creazione di opere d’arte. Tra questi il posto d’onore spetta senz’altro ai barili e ai bidoni di metallo di diversa misura che sono reimpiegati per la scultura di metallo ritagliato, battuto e inciso che, a partire dal 1953, si è sviluppata nella cittadina di Croix-des-Bouquets, che costituisce oggi un quartiere della periferia suburbana settentrionale di Port-au-Prince.rn La seconda sezione è  quella dedicata alle oltre 40 opere in fer forgé, che rappresentano il cuore del percorso espositivo, con sculture di artisti riconosciuti a livello internazionale, come Serge Jolimeau.

La terza sezione invece è stata immaginata come un momento di riflessione fotografica capace di restituire al visitatore il contesto in cui prendono forma le opere d’arte che sono in mostra: da una parte la scoperta, spesso sofferta, della condizione esistenziale dell’uomo e dell’infanzia haitiani, con le opere in bianco e nero di Stefano Guindani, conosciuto soprattutto per essere uno dei più quotati fotografi di moda e dall’altra i paesaggi urbani di grande impatto,
realizzati da Roberto Stephenson, celebre fotografo italo-haitiano.

Fino al 28 giugno, attraverso l’arte, le sale della Triennale di Milano, racconteranno a tutti coloro che visiteranno Fer Forgé. Battito di Haiti la realtà sociale dell’isola Caraibica, con i suoi drammi e la sua povertà, ma anche il suo straordinario talento e la sua grande voglia di rinascere.

La mostra ha il Patrocinio del Comune di Milano, di EXPO 2015 e del Consolato Onorario di Haiti a Milano ed è realizzata in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano, la Triennale di Milano e di BrandAid Project, la fondazione di cui fanno parte celebri personaggi dello star system internazionale che si occupa di progetti di aiuto in Paesi poveri, tra cui lo sceneggiatore e regista Paul Haggis, che è arrivato a Milano per l’inaugurazione, alla quale ha partecipato anche Martina Colombari.

Tags: Arte, Charity

Vota
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle0 voti
Stampa |

Invia a un amico





Invia a un amico

Lascia un commento