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Vip Art Fair, l’arte a portata di computer
“La pittura è ancora pertinente, oppure è una tecnologia perfettamente funzionante che non si può aggiornare?”. Con questa frase, il pittore scozzese contemporaneo Glenn Brown, celebrato in Italia due anni fa da una mostra alla Fondazione Sandretto, porta alla luce un interrogativo che agita gli operatori dell’arte in questo momento di transizione economica: il sistema dell’arte si può modificare secondo formule in linea con l’attuale sviluppo della società in senso tecnologico, oppure è destinato a restare una tecnologia di successo proprio perché non aggiornabile?
Un tentativo di trovare risposte questo interrogativo viene da New York, dalla recente Vip Art Fair, il primo avvenimento fieristico esclusivamente on-line, creato dalla fruttuosa collaborazione fra i galleristi americani Jane e James Cohan e due esperti di cultura digitale Alessandra e James Almgren, provenienti dalla Silicon Valley. Il titolo della fiera, che si è tenuta dal 22 al 30 gennaio, allude alla peculiare formula del view in private, ossia alla possibilità di accedere ad un evento fieristico comodamente seduti ai propri computer di casa, in altre parole, non più nelle gremite exhibition halls delle fiere, in modo assolutamente esclusivo e privato. L’evento ha visto l’adesione di alcune delle principali gallerie internazionali, da Hauser e Wirth a David Zwirner, da Gagosian alla White Cube, ossia alcuni fra i maggiori art players presenti sulla scacchiera internazionale del mercato dell’arte contemporanea, che non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di offrire alla propria clientela un’esperienza innovativa.
La VIP Art Fair, come scopriamo dalle parole degli organizzatori, nasce come risposta alla necessità di rinnovare i contenitori tradizionali del mercato dell’arte, laddove il modello della fiera inteso come spazio di promozione, a partire dall’Armory Show, fondato a New York nel 1913, conta ormai quasi cento anni: questo format, peraltro, da alcuni anni paga il prezzo della saturazione del mercato conseguenza della sua moltiplicazione sull’intera scala globale, da Miami a Dubai, da Londra a Berlino a Shangai.
La proposizione di nuove forme di fruizione delle opere, svincolate dalla sacralità dei contenitori tradizionali, in linea con gli analoghi esperimenti fatti nel settore della moda, è certamente l’ultima frontiera per abbattere le barriere di ingresso che impediscono l’ampliamento della domanda delle opere d’arte. Ma non solo. La formula del View in Private è stata presentata come un’ottima opportunità economica, innanzitutto per i galleristi: laddove la fiera in private prevede l’esposizione delle opere sotto forma di fotografie digitali, essa è una soluzione brillante al tema del contenimento dei costi che per le gallerie, in termini di trasporto e soggiorno, sono diventati certamente alti. Ma l’opportunità è tale anche per i collezionisti che, a fronte della riduzione del fattore tempo libero, sono sottoposti alle spese crescenti di un’agenda di appuntamenti che si è fatta fittissima.
Infine il format integralmente digitale studiato a New York certamente punta a favorire il ricambio generazionale fra le file dei tradizionali utenti delle fiere, e ad attrarre i nuovi internauti e appassionati di cultura tecnologica, che l’iniziativa di Google Art e le nuove applications per I-Pad per la visita delle collezioni dei principali musei d’arte americani (MOMA in testa) stanno certamente nutrendo. Appare necessario, dunque, agganciare le fiere al carro della nuova cultura tecnologica, se la diffusione sempre più capillare dei telefonini, degli I-Pad e i tablet per lo svago e la lettura sta trasformando, di fatto, le pratiche di consumo culturale.
Dunque, carichi curiosità , abbiamo accostato la visita alla fiera. Come molti altri i collezionisti che si trovano ai quattro angoli del mondo, aspettiamo le due del pomeriggio del 22 gennaio, ora italiana, in contemporanea con le otto del mattino di New York, ossia momento di apertura al pubblico del sito www.vipartfair.com. Siamo entrati incuriositi fra gli stand virtuali, cercando di metterci nei panni del nuovo collezionista inesperto, o del cliente tradizionale che si confronta con l’upgrade alle nuove tecnologie. Ed in effetti, quando l’apertura delle finestre al computer si fa lenta, si percepisce la sensazione di partecipare ad un evento esclusivo, in cui di fisico non c’è nulla: lo spazio del booth è frutto di pura immaginazione, e quello che vediamo non è altro che una selezione di fotografie ad alta risoluzione, con la possibilità di ingrandire i dettagli quasi a tutto schermo. In mancanza di un luogo fisico in cui si tiene l’evento, abbiamo l’impressione avere il privilegio esclusivo di poter sbirciare nei caveau delle migliori gallerie del mondo, aperte per l’occasione nello stesso momento. Magie della digitalizzazione! L’offerta che abbiamo trovato in fiera è ampissima: suddivisa in tre sezioni, e con un’ampia area dedicata alle major galleries internazionali e alle gallerie di fondazione più recente, la fiera propone sin troppi lavori, da osservare questa volta con molta attenzione.
Il disegno che si trova alla base del sito appare ben realizzato: la premura degli organizzatori è stata quella di aggirare i problemi di fruizione dovuti ai vincoli di bidimensionalità del mezzo: a questo scopo, tramite il click su un’icona, scopriamo la possibilità di guardare le opere in compagnia di un omino virtuale che, posto accanto all’opera, fornisce un’idea concreta delle dimensioni reali del lavoro nello spazio, del punto dell’altezza d’occhio dello spettatore. Restiamo un po’ delusi, invece, di fronte alla risoluzione delle immagini. Siamo lontani, ad esempio, dalla qualità offerta ai possessori di I-Pad dal MOMA di New York a partire una app. gratuita: questa consente di vedere, come mai in nessun museo reale si potrebbe fare, le immagini digitalizzate delle opere della collezione del museo da una distanza molto ravvicinata con un semplice touch sullo schermo nei più minimi dettagli, consegnando a tutti, dai newglobtrotters virtuali fino ai più azzimati collezionisti in preda alla furia di accumulazione museale, peraltro, il piacere proibito di toccare i preziosissimi oggetti digitali.
Se in termini di qualità delle immagini siamo ancora su un piano rudimentale, invece troviamo tutto quello che possiamo desiderare sul fronte delle informazioni: dalle spiegazioni sulle singole opere, alle misure e ai media impiegati, alle biografie e ai chiarimenti sui concepts che ispirano i lavori dei singoli artisti. Sin troppo da leggere! I migliori contenuti di approfondimento, come i guided tours e le interviste agli artisti, restano riservate però ad una cerchia eletta dei miglior collezionisti. Quello che, invece, appare più interessante è la facilità che nel poter consultare i prezzi dei lavori, comodamente suddivisi per fasce, in perfetto stile ‘base d’asta’ virtuale. Quello che manca, perché concepita in modo troppo esclusivo, è la possibilità di interagire con il personale delle gallerie, anche solo per avere rapidi chiarimenti: questa possibilità resta riservata ai soli possessori di un VIP pass a pagamento. Carente così come è concepita è la formula del view in private come spazio, anche solo virtuale, per sviluppare nuove relazioni.
Dunque vaghiamo per i booths delle gallerie più importanti scoprendone i tesori, da Gagosian di New York alla White Cube; fra lavori già noti ed opere nuove, facciamo un giro fra le poche italiane, non tralasciando lo stand di Lia Rumma, quello della galleria Continua di San Gimignano e di Massimo De Carlo. Lo stand su cui ci soffermiamo a lungo, per la qualità delle opere esposte, è quello di Monica Sprüth di Berlino, che presenta, fra le altre, una bellissima Untitled Film Still del 1979 di Cindy Sherman, ed un interessante pezzo di George Condo. Ma c’è tanto da spulciare anche scorrendo la lista delle gallerie di punta newyorchesi, come la Metropictures, nel cui booth troviamo le belle opere di un evergreeen come Robert Longo; nel tempo di un click torniamo in Europa, dove troviamo alcune proposte degne di nota nella galleria König di Berlino. La sensazione è quella del già visto, come accade a chi gira le maggiori fiere internazionali, ma la fatica o l’eventuale senso di stanca, a costi di tempo e fatica dimezzati, è molto minore. E questo è particolarmente vero per la fruizione delle a volte interminabili opere di video arte, che se pure private del fascino della dimensione cinematografica, si possono qui vedere comodamente a più riprese.
Stanchi ma abbastanza soddisfatti, ci appuntiamo sull’agenda il prossimo appuntamento fieristico sul calendario: per poterci godere pienamente il lusso, questa volta, della vista delle opere reali!(Glenda Cinquegrana)
Vip Art Fair, www.vipartfair.com







