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ArteFiera 2010, l’arte contemporanea in mostra a Bologna
Il nostro viaggio – ricognizione attraverso la proposta di arte contemporanea offerta dall’edizione 2010 di Arte Fiera Bologna parte da una delle proposte più inconsuete legate agli eventi fuori fiera. Si tratta della performance DRAFT, in cui il nuovo progetto musicale intitolato Beautiful, formato da Marlene Kuntz (Luca Bergia, Cristiano Godano, Riccardo Tesio), Gianni Maroccolo e Howie B., genio dell’elettronica internazionale, realizza una sessione di improvvisazione musicale ispirato al tappeto visivo costituito dalle opere di sei videoartisti italiani, ovvero BiancoValente, Marco Morandi, Masbedo, Giovanna Ricotta, Saul Saguatti/Audrey Coianiz (Basmati), Diego Zuelli.
La successione delle opere di video arte accompagnata dalla sofisticata musica elettronica del gruppo mette in scena il rapporto dialettico che si instaura fra il video e la sua colonna sonora, in tutte le sue differenti declinazioni, che vanno dalla perfetta relazione sinestetico-simbiotica (come nel caso dei video di Masbedo), sino ad fruizione tutta ribaltata a favore della musica (come nel caso del video Diego Zuelli). In tutti i casi, la relazione fra immagini e sperimentazione elettronica non è mai banale. Al contrario, l’opera video dei Masbedo (Glima, 2008, monochannel video, ed. 7) altrimenti ripetitiva nel tema e nel ritmo, vede i suoi elementi di maggior interesse in una nuova abilità tecnico-visiva, ma soprattutto nella colonna sonora. Stesso effetto anche per l’opera di video-performance di Giovanna Ricotta, che grazie alla musica sviluppa una dinamicità del tutto insperata.
Per restare in tema musicale, fra gli eventi fuori fiera è un da segnalare per un’originalità che si ispira al crossover fra generi l’esposizione Love me Fender, curata da Luca Beatrice al Museo della Musica. Si tratta di una mostra che celebra la famosa casa produttrice delle chitarre storiche del rock, proponendo la mescolanza fra cimeli storici della rock-culture e una serie di opere realizzate da artisti – fra cui Andy, Gabriele Arruzzo, Matteo Basilé, Nicola Bolla, Francesco De Molfetta, Nicola Di Caprio, Pablo Echaurren, Fausto Gilberti, Thorsten Kirchhoff, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Laurina Paperina, Laboratorio Saccardi, Nicola Verlato – di cui alcuni molto vicini al mondo della musica.
Allestita all’interno delle sale di un museo che presenta una poco nota collezione di antichi cembali settecenteschi, spartiti e strumenti musicali rari, la mostra espone cimeli legati alla storia del rock, comprendenti chitarre, copertine di dischi, di cui la parte più interessante è costituita dalle Fender storiche. Chi non sognerebbe di imbracciare lo strumento di fronte alla riproduzione della Stratocaster del 1967 di Jimi Hendrix, personalmente dipinta e poi bruciata dall’artista durante la celebre performance al festival di Monterrey di quell’anno, o della Fender Stratocaster 50 Relic decorata dallo street-artista Shepard Fairley – tanto per capirci quello che ha realizzato il più riprodotto e copiato poster di Obama, quello con la faccia rossa-e-blu?
Le opere che interpretano al meglio lo spirito del rock, fra oggetto culto e ironica superficialità pop, sono le due sculture di Marco Lodola, il pezzo su tavola di Bartolomeo Migliore, la Voluptas Stratocaster, in cristalli Swarowsky di Nicola Bolla, il ritratto di Jimi Hendrix di Andy ex- Bluevertigo, e l’opera da fumetto di Pablo Echaurren.
Passiamo da questi itinerari inconsueti alla visita della fiera vera e propria.
A Claudia Gian Ferrari, è la scritta che campeggia fuori allo stand della storica galleria, omaggio alla sua gallerista scomparsa di recente. Questa iscrizione sembra segnare per Bologna Arte Fiera la fine di un’era. Dopo che già l’anno passato, caduta la rigida divisione fra moderno e contemporaneo, appariva visibile la perdita di terreno per il mercato del moderno, con la riduzione in termini numerici della rappresentanza delle gallerie, quest’anno la situazione costituisce una realtà acquisita. Siccome, al contrario, più ampio spazio è dato alle gallerie con scuderie di giovani artisti, acutamente separate dalle maggiorenti del contemporaneo, il risultato è che la fiera, anche ad un occhio profano, sembra godere di un’atmosfera di rinnovamento.
Nel primo padiglione, non possiamo non notare la nobile presenza di alcune realtà di rilievo internazionale, prima fra tutte Sperone Westwater di New York. Il grande spazio, allestito con alcuni lavori storici di interesse (da Schifano ad un grande lavoro su carta di Mario Merz), riserva qualche sorpresa nelle opere dell’artista Evan Penny. Questi, canadese, classe 1953, propone un iperrealismo che ricorda il miglior Duane Hanson, ma in una versione che potremmo ironicamente digitalizzata e distorta. Il risultato è scioccante; i prezzi non sono da meno: per una dimensione 80 x 40 questi si aggirano attorno ai 75.000 euro. La carrellata sulle gallerie straniere presenti si può chiudere con la James Cohan Gallery di New York, che presenta in scuderia nomi come Hiroshi Sugimoto e Bill Viola, e propone un interessante Reclining Buddha di Nam June Paik del 1994, che non solo per l’utilizzo di mezzi tecnologici ormai in disuso – un lettore video VHS – ha una freschezza da anni Settanta.
Fra le gallerie italiane consolidate da segnalare è certamente l’allestimento della galleria Lia Rumma di Napoli, che ci accoglie all’esterno con una bella immagine di Thomas Ruff, della serie dei nudi (Nudes p11, in ed. di 5), mentre all’interno presenta i suoi nomi da classic contemporary come William Kentridge e Marina Abramović. Di quest’ultima spicca un lavoro dal titolo The Kitchen, realizzato al monastero di S. Teresa d’Avila in una tecnologia in HD – già inaugurata da artisti come Bob Wilson – che gioca sul movimento impercettibile del corpo nell’atto mistico – simbolico di versare latte sul pavimento.
La Changing Role Move Over gallery di Roma esibisce alcuni artisti interessanti, fra cui il fotografo Arash Radpour (in un ritratto di Nicholas Cage, cm 100 x 100, ed. 3) e Anneè Olofsson. Quest’ultimo fa parte di una serie in cui l’artista danese si copre il volto in un gesto, quello del nascondersi il volto fra le mani, che da dolente si fa atto di volta in volta giocoso, ironico e straniante (Hide and seek, in ed. 6, 12.000 Euro) a seconda dell’utilizzo di mani diverse, tratte dai personaggi del suo universo familiare. Segnaliamo poi la bella opera di Pierpaolo Calzolari del 1974 (esposta da Studio La Città, Senza Titolo, in stagno, piastre in ferro e bruciatori), e la bella scultura dell’inglese Anthony Gormley (Domain LXVIII, barre di acciaio inossidabile, da Mimmo Scognamiglio, Milano).
Fra le gallerie più fresche in questo padiglione segnaliamo Analix Forever di Ginevra, fra le pochissime a proporre un progetto curatoriale omogeneo, che affianca al noto gruppetto di giovani italiani – fra cui Andrea Mastrovito, presentato anche dalla Galleria 1000eventi di Milano – il giovane svizzero Luc Mattenberger, classe 1980. Di questi espone una curiosa macchina per inclinare le due Torri di Bologna, in stile torre di quella di Pisa.
Al piano superiore la proposta delle giovani gallerie è molto varia ed eterogenea. Fra tutte spicca l’allestimento di Guidi&Schoen di Genova che con un tocco di classe espone nel gruppo di sculture di Corrado Zeni, (Stangers in ferro smalto e douglasia, con prezzi variabili fra 1.000 e 5.000 Euro a seconda delle dimensioni, dai 40 cm ad un metro), cui si accompagna una ormai tradizionale proposta di fotografia contemporanea, che include il sempre ottimo Olivo Barbieri e Giacomo Costa. Sempre sullo stesso piano non possiamo non notare la presenza dalle storiche edizioni Corraini di Mantova, che naturalmente presentano alcune opere di Munari, fra cui una scultura in variazione sul tema del quadrato verniciata in rosso, (Scultura Rossa, 1951-1991, 70 cm di base, in ferro verniciato, a 12.000 Euro). Infine, si fa notare per la politica di prezzi abbordabili tradotta in alcune proposte fuori dal mainstream del mercato la Notgallery di Marco Izzolino: per gli amanti della street-art è irrinunciabile il kit per il fai-da-te del graffito di Nicola Toffolini (750 Euro per un monotipo).(Glenda Cinquegrana)
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